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Inter-Napoli, epica rimonta!

2026-09-06 20:01

Beppe Riva

Vista da Riva,

Inter-Napoli, epica rimonta!

Sicuramente una delle partite più avvincenti degli ultimi anni, che un po' ha ridestato le emozioni della semifinale di Champions, Inter-Barcellona del 2025.

Poteva trascorrere una settimana di calma piatta in casa Inter  in attesa del primo scontro probante di questo inizio campionato? Non sia mai! Le cronache di giovedì 3 settembre riportavano infatti la clamorosa notizia del “divorzio” fra il direttore sportivo Ausilio e la squadra nerazzurra. 

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Il Pierino rasato venne chiamato a servir la causa degli attuali Campioni d'Italia nel 1997, dall'indimenticabile Massimo Moratti. Aveva iniziato in tutta umiltà nel settore giovanile ma poi ha  scalato le gerarchie fino a raccogliere il testimone di Branca, di cui era il braccio destro. Ora è Dario Baccin, che già affiancava Ausilio, il prescelto per la sua successione. Ovviamente dopo 28 anni di militanza nello schieramento di forze interiste, la rescissione del suo contratto (in scadenza nel 2027) ha destato vasta eco.

Non voglio apparire ipocrita: per quanto concerne la sfida di San Siro fra le due principali antagoniste del 2025-26, peserà assai maggiormente l'assenza dello scozzese McTominay, che ha più volte castigato l'Inter nella storia recente.  Però il gran rifiuto di Ausilio alla proposta di un solo anno aggiuntivo di contratto (un po' più ricco) ha indotto la grancassa della stampa a tambureggiare.

Ora si inneggia al dimissionario come ad un dirigente geniale, e si ipotizza che la squadra di Milano pagherà lo scotto del suo allontanamento. Pierino ci ha messo del suo, commuovendo i tifosi più sensibili con una dichiarazione choc:  “E' arrivato il momento più difficile: salutare quella che per me non è mai stata una semplice squadra, ma una seconda pelle.”

Al di là di ogni rituale retorica, evidentemente qualcosa non funzionava più: ho recentemente criticato Auxilium (così l'avevo soprannominato) per certi suoi flop, emarginati ma rimasti a lucrare sulla società, in alcuni casi senza possibilità di rivendita. Asslani ad esempio, l'improponibile Palacios rispedito in Argentina come Correa, Luis Henrique che persino i più benevoli si sono stancati di aspettare...Vari acquisti “storici” sono stati invece valorizzati con la cessione (soprattutto Lukaku, Hakimi e Onana, richiesti però da squadre Big Spender), mentre fra i bidoni ricordo in particolare Joao Mario (45 milioni!), Dalbert, Gagliardini, Taremi

Ma è altrettanto giusto riconoscere che nessuno è infallibile in chiave calciomercato. Inoltre, è lecito domandarsi quanto certe magre (figure) dipendessero da Ausilio, da Marotta, ma ancor più dalle lunghe attese per l'approvazione delle spese dei taccagni di Oaktree. Sicuramente la proprietà americana non è stata benevola con l'ex DS, che aveva lamentato ritardi nelle risposte (di mercato) e chissà, forse Marotta stesso avvertiva necessità di un cambiamento.

Comunque diamo ad Auxilium ciò che gli spetta, nel bene e nel male, ma soprattutto auspichiamo che Baccin sappia raccoglierne l'eredità nel migliore dei modi.

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A mio modesto avviso, gli eroi nerazzurri restano ben altri, fra i principali sicuramente Giacinto Facchetti: il 4 settembre 2026 ricorreva infatti il mesto ventennale della sua prematura scomparsa. Un grandissimo campione, che i boomer come il sottoscritto hanno visto ripetutamente in azione. Ha rivoluzionato il ruolo del terzino (da semplice difensore a propulsore d'attacco), ed in età più matura si è trasformato in “libero” d'eccezione. Con i suoi 188 centimetri (se ben ricordo, la stessa altezza di Stones) è stato anche un prototipo del moderno calciatore dal fisico imponente. Esaurita la carriera sul terreno di gioco, dove ha vinto quasi tutto, con l'Inter e con la Nazionale (mancando solo la Coppa Rimet a Mexico'70, dove il Brasile ha sovrastato l'Italia), si è reinventato dirigente, poi insignito da Massimo Moratti della carica di Presidente. In campo e dietro la scrivania, ha sempre palesato classe, eleganza, signorilità. Solo gli infami ex dirigenti dei bianconeri di Torino, per discolparsi in piena Calciopoli, l'hanno accusato di “sentirsi a sua volta con gli arbitri”. Sicuramente lo fece, per chieder conto delle nefandezze compiute ai danni dell'Inter!

Intrattenendo Facchetti rapporti di lavoro con mio padre, senza nessun merito ho avuto la fortuna di assistere ad alcune stagioni dell'Inter in tribuna d'onore, specialmente a quella dello scudetto dei record con i tedeschi, 1988-'89 (mi regalò la targa commemorativa del trionfo, che vedete nella foto).  In un'occasione mi invitò al suo fianco, e sinceramente ne ero intimidito quanto lusingato. Ho dunque voluto ricordare Giacinto Facchetti, leggendario campione di un calcio che non c'è più, con i suoi valori e l'attaccamento alla maglia nerazzurra indossata per l'intero arco della sua carriera!

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Ma ora, basta rimpianti e torniamo all'attualità, ovvero l'attesissima supersfida in un'afosa Milano pomeridiana, fra le vincitrici degli ultimi quattro scudetti.

L'anno scorso, pur trionfando in campionato, l'Inter non ha mai battuto il Napoli, rimediando due scoppole contro  Allegri, che allora allenava il Milan, pur escluso dalla Champions League. Il venerdì sera, il Como  ha battuto nettamente il Genoa a Marassi, insediandosi temporaneamente in vetta, ed i giornalisti amanti di novità l'hanno subito  promosso a “squadra da scudetto”. 

Dunque c'erano abbastanza motivazioni per i Campioni d'Italia, nel confermarsi “padroni del campionato”: si sprecano affermazioni in tal senso, ma le chiacchiere non fanno vincere nulla. La formazione iniziale schiera Bisseck al posto di Pavard, rilancia Diouf sulla fascia destra ed i previsti Pio-La in attacco. Desta sorpresa la rinuncia a Calhanoglu, un intoccabile della formazione-tipo (sostituito da Sucic), certamente in vista di Madrid. Dal canto suo, Allegri rinuncia a De Bruyne, l'ormai fioca stella belga, non particolarmente gradito da Conte, e nemmeno fra i pupilli del suo successore.

L'Inter ha iniziato il big match con autorità, seppur con una manovra piuttosto lenta contro la prevedibile barriera difensiva “al Max” dei partenopei. Diouf è il primo a impegnare Meret con un tiro angolato, ma poi è il Napoli a farsi pericoloso: un'azione di Santos sulla sinistra libera Anguissa a centro-area: Martinez è imperiale nel respingere e a ripetersi sulla ribattuta di Di Lorenzo. Il portiere misterioso degli anni scorsi sta acquisendo sempre più autorevolezza, risultando di nuovo decisivo. L'Inter replica con Bisseck straripante palla al piede e a sua volta in grande crescita (con importanti interventi difensivi); salta due avversari convergendo al centro, e dal limite dell'area spara un bolide che finisce sopra la traversa. Hojlund, attualmente il miglior “centravanti di peso” in Italia, impegna ancora il Pepo alla destra del portiere a fil di palo, e quasi analogamente, Lautaro colpisce su Meret, assai reattivo.

Il primo tempo non vede un'Inter dominante come avremmo auspicato; il centrocampo nel suo complesso risente della mancanza di Calha in regia. Sucic è piuttosto anonimo e non sfrutta la chance, mentre davanti, Lautaro appare ancora in ritardo di condizione; Esposito, con le buone o con le cattive finisce sempre a terra, senza commuovere l'arbitro Sozza, che adotta la linea “lascia correre” imposta dal nuovo magister Orsato, tutto l'opposto dell'anno scorso quando si fischiavano (spesso) anche i sospiri.

Alla fine della prima frazione di gioco l'occasionissima è a favore dell'Inter, e stavolta la sfiga ci vede assai bene. Dimarco, scalda il suo aureo sinistro su punizione, che supera con una parabola beffarda la barriera, ma si stampa sulla traversa a portiere battuto!

Ben peggio, addirittura catastrofico, è l'inizio del secondo tempo. Prima viene negato un rigore piuttosto evidente ai Nostri per fallo di mano di Lobotka. In questo caso, come consuetudine nelle prime giornate di campionato, il VAR è finito in cantina, sommerso di ragnatele. Barella si infervora e si dispera, così la lucidità va a farsi benedire, e nella sua area “regala” un assist letale a Santos: ben due respinte, ma alla terza conclusione l'ex Politano impallina Martinez al  5° minuto. Non contenta di questo poco edificante misfatto, la difesa dell'Inter pensa (male)  che un pallone sia uscito sulla fascia sinistra. Immobili come statue, i nerazzurri osservano Hojlund ricevere il pallone da Di Lorenzo accentrandosi, mirare all'angolo sulla destra di Martinez, battendolo con un diagonale non velocissimo ma assai preciso.

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Incredibile 0-2 all'8° minuto! Giusto il tempo si sentirsi quasi sopraffatti, quando Zielinski lancia un cross apparentemente fuori misura, invece Dimarco lo toglie dalla linea di fondo mettendolo al centro dove irrompe da autentico rapace d'area Lautaro, che affonda in rete e riscalda i cuori nerazzurri (11°). L'Inter decisamente si risveglia e Diouf, sempre una spina nel fianco per ogni difesa e voglioso d'incidere, crossa  per Thuram, subentrato ad un Pio sottotono, che inzucca cogliendo in pieno il palo. Esce fra la costernazione generale il creativo Dimarco, acciaccato, ma proprio il suo sostituto Augusto indovina il cross vincente per la testa di Thuram, che ritorna magnificamente al goal decisivo, anche se poco dopo si divora il 3-2 di destro in area. L'Inter però, grazie ai cambi di Chivu che immetteva un attivo Jones e lo stesso Calha, oltre alla terza punta Bonny, è cresciuta enormemente nel finale. A nulla è valso lo schieramento difensivo a 5 del Max, che ormai non paga più con la sua tattica ostruzionistica. Così da un batti e ribatti in area, la palla giunge a Lautaro che gonfia la rete da distanza ravvicinata al 91°, facendo esplodere San Siro!

Sicuramente una delle partite più avvincenti degli ultimi anni, che un po' ha ridestato le emozioni della semifinale di Champions, Inter-Barcellona del 2025.

In serata l'Inter a punteggio pieno è stata raggiunta dalla Roma, che ha ribaltato un'Atalanta poco sarriana per 2-1. Stasera la sfida storica Juve-Milan, surriscaldata dalle parole (manipolate dalla stampa) di Chivu, che semplicemente  si riferiva alla classifica dell'anno scorso.

Ma lasciamo stare: contano i fatti, non le parole! E  martedì sera ci aspetta il Real Madrid di Mourinho.