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Impressioni, commenti e suggestioni dopo ogni partita di campionato.

A cura di Beppe Riva

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Buona la "Prima", con riserva

2026-08-24 07:24

Beppe Riva

Vista da Riva,

Buona la "Prima", con riserva

...i nostri, senz'altro catechizzati da Chivu nell'intervallo, fanno rombare i motori a inizio ripresa....

A dispetto della conquista del “Double”, che ha sancito la netta superiorità dell'Inter a livello nazionale, non si può dire che l'estate 2026 sia stata rilassante per i tifosi nerazzurri.

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Anziché iniziare con un “colpo” di mercato ad effetto, i Nostri hanno dovuto scontare la partenza alla volta di Madrid di Dumfries, per una cifra quasi irrisoria per i “Reali” di Spagna: 20 milioni che liberavano l'olandese volante dal contratto con la squadra di Milano. Certamente non si è trattato di una perdita di poco conto, Denzel era un titolarissimo dell'undici Campione d'Italia; nonostante un lungo infortunio, il suo rientro è stato determinante nello sprint finale verso lo scudetto, basti pensare alla doppietta realizzata nella rimonta vincente di Como-Inter. A lungo la Società si è concentrata sulla ricerca del sostituto, ma la prima scelta Palestra, giovane rampante di proprietà dell'Atalanta, è stato oggetto di una snervante telenovela, trattativa interminabile con i soliti, avidi Percaxxi (da evitare come la peste in futuro!). Quando l'accordo sembrava raggiunto con una spesa astronomica, sia per una promessa futuribile, sia per le disponibilità economiche dell'Inter (intorno ai 50 milioni!), nel volgere di un battito di ciglia piombava sul ragazzo il rapace Chelsea, che allungava 60 milioni ai dirigenti atalantini in solluchero, ed un ingaggio-monstre al giovincello. 

Iniziavano così le frustrazioni per il primo obiettivo fallito, lo stesso Auxilium lo etichettò con insolita ironia un “due di picche”! Non sembrava delinearsi un concreto piano B, fino all'acquisto del misconosciuto esterno israeliano Khalaili, affermatosi nel campionato belga; il trasferimento è saltato per problemi rilevati durante le visite mediche, che non gli hanno impedito di accasarsi al Crystal Palace. Per i tifosi più calienti iniziava un autentico calvario, reagendo ansiosamente alle voci spesso irrazionali che si rincorrevano su potenziali acquisti, mentre le rivali storiche Juventus e Milan (escluse dalla Champions e dai relativi emolumenti!) non si facevano problemi nello spendere cifre esorbitanti, alla faccia del decantato quanto “misterioso” fairplay economico, per colmare il gap tecnico rispetto ai Campioni..

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Inoltre il fondo Oaktree, già di per sé avaro, finiva totalmente fra le fauci del gigante finanziario canadese Brookfield, istigando ulteriori dubbi sull'immobilismo societario e sul futuro dell'Inter (si parla insistentemente di trattative in corso per la sua cessione, ma restano oscuri i pretendenti).

Alla fine di due mesi torridi e tormentati, la calma piatta si sbloccava con l'ingaggio del centrale difensivo inglese John Stones (32 anni), onusto di trionfi nelle file del Man City. Ultimamente reduce da numerosi infortuni, non è però in discussione la sua statura tecnica (e fisica), tant'è che si è ben ripresentato ai Mondiali con la nazionale; inoltre senza il suo apporto, la difesa del City ha traballato paurosamente nella prima uscita ufficiale contro l'Arsenal, vittorioso per  3-0. La firma di Stones per l'Inter (30 luglio) è stata il preludio di un agosto “hotter than hell” - cito il secondo album dei Kiss – non solo per il clima canicolare ma anche per i nostri colori. 

 

Veniva infatti definito l'ingaggio del 26enne Djed Spence, laterale destro (adattabile anche a sinistra) che si è ben distinto nei recenti Mondiali con l'Inghilterra, dotato di corsa e abilità difensiva. Sicuramente l'acquisto più idoneo anche per alternanza con il più offensivo Diouf, che in precampionato ha dissipato molti interrogativi sulle sue reali potenzialità.

Infine, il terzo British Lion, il più desiderato da Chivu: no, nulla a che fare con il gruppo part-time di Steve Harris, leader degli Iron Maiden, ma auspichiamo che il terzetto inglese concupito dall'Inter dimostri la stessa potenza!

Il fiore all'occhiello della campagna acquisti nerazzurra è  il centrocampista cresciuto ed affermatosi nel Liverpool, Curtis Jones (25 anni), famoso per la sua versatilità tecnica e lungamente rincorso, fin dallo scorso gennaio, dai nostri responsabili di mercato. Da sottolineare che il giocatore, ben lungi dal “fine corsa”, ha voluto fortemente l'Inter, e che lo stesso Chivu ipotizza un modulo diverso grazie alla sua duttile presenza, schierando una difesa a quattro che potrebbe alternarsi all'ormai storicizzato modulo 3-5-2, vincente nel territorio nazionale ma bocciato dalle protagoniste della Champions League.

Ogni componente della trilogia d'Albione è dotato di quell'energia e fisicità che talvolta ha fatto difetto l'anno scorso, e la lunghezza della panchina fa sperare anche in una maggior competitività europea. Ricordiamo infatti il ritorno alla base dello svettante (in Belgio) Stankovic, l'affidabile e collaudato portiere Provedel, lo stesso Pavard in cerca di riscatto, ma con trascorsi di tutto rispetto.  

Grazie a Marotta, riconosciamolo, l'Inter ha acquisito continuità e stabilità societaria; non si può certo imputare a lui o ad Auxilium ciò che i mezzi economici NON consentono loro di fare, semmai, questo si, qualche colpo a vuoto (inutile fare nomi in quest'occasione) che è pur sempre fisiologico, e notevoli difficoltà nello smaltire i non pochi esuberi (Asllani, caso esemplare). Ma conoscete società che non spendono cifre ben più importanti per acquisti fallimentari? Sicuramente il calciomercato dell'estate 2026 appare ben superiore al precedente, e sarà ancor più in linea con le ambizioni dell'Inter se completato da un attaccante in grado di infoltire il reparto nel caso, tutt'altro che improbabile, di infortuni (si pensi al lungodegente Thuram).    .


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Ma ormai siamo alla “prima” di campionato, per sua stessa natura tutt'altro che parca di sorprese. L'Inter l'affronta senza alcuna gemma della corona inglese (in ritardo di arrivo e/o preparazione) fra i titolari, quindi in assetto del campionato vinto in maggio, con l'arrembante Diouf in sostituzione di Dumfries.

L'avversario proposto dal calendario è la neopromossa Monza, quasi un derby in tono minore; allenatore della squadra brianzola è Juric, l'anno scorso disastroso con l'Atalanta e con un bilancio assai negativo in carriera contro l'Inter.

 

Basterà ai nostri eroi per una vittoria che risparmi sofferenze ai cuori nerazzurri? La stampa profetizza un esordio “soft”  per i Campioni d'Italia, contro una provinciale che schiera una formazione rimaneggiata. Così appare, quando Pio Esposito, il novello Ercole che sembra addossarsi ogni fatica (contrastato duramente dai difensori), nonostante reiterati falli lancia in profondità Diouf; muovendosi agilmente sulla destra l'esterno innesca Calha libero, ben fuori area. Il turco fa partire un siluro terra-aria che esplode in rete alle spalle di Pizzignacco, incapace di disinnescarlo (ma avrei voluto vedere anche un portiere di maggior fama in sua vece). E' il 6° minuto, e per i Campioni in carica sembra tutto facile, ma così non è. Il Monza è caparbio, non si rassegna, mentre i Nostri (non a caso gli stessi dell'anno scorso con Diouf al posto di Dumfries, oltre a Martinez in porta) ricadono nell'acclarato vizietto di compiacersi di sé stessi sottovalutando i rivali, convinti d'aver ormai acquisito il risultato. Così il resto del primo tempo è monocorde, ad andamento lento. Lautaro è fuori condizione e forse suggestionato dalle lusinghe del Barcellona - l'offerta c'è stata, ma i catalani si sarebbero ritirati alla richiesta interista di 70 milioni subito ed altri 30 in seguito – Barella svaria, ma è impreciso e nervoso, Zielinski piuttosto anonimo, Bastoni scarsamente costruttivo.

Così alla prima occasione propizia, il poco più che ventenne Varela, attaccante portoghese figlio d'arte, lascia ignobilmente sul posto un dormiente Akanji ed infila con un secco diagonale Martinez, tutt'altro che irreprensibile. Fin lì il Pepo, s'era distinto per il gioco palla al piede da brividi (per i tifosi) e viste le rare circostanze che l'hanno chiamato in causa, sospendiamo un giudizio che attualmente non sarebbe certo lusinghiero. Si tenga conto che  Varela aveva già realizzato una doppietta in Coppa Italia (3-0 contro l'Avellino), quindi meritava maggior attenzione. Invece, al 29°, tutto da rifare e finale del primo tempo  ben poco incoraggiante..

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Per fortuna i nostri, senz'altro catechizzati da Chivu nell'intervallo, fanno rombare i motori a inizio ripresa. Al terzo minuto Dimarco, fin qui non all'altezza della sua fama, sfodera un classico cross insidioso dalla sinistra; stavolta Pizzignacco è colpevole di un'uscita lacunosa, e sulla sua respinta Zielinski appoggia in rete, piuttosto fortunosamente.

Stavolta l'Inter non si accontenta, Diouf sulla destra  salta un difensore e mette al centro per il generoso e straripante Esposito che di tacco realizza un goal di pregevole fattura (10° minuto). Sono loro due le note liete della “prima” nerazzurra..

Il centravantone - difficile a questo punto relegarlo in panchina – è arginabile sulle palle alte e sulle sponde solo con le cattive, mentre il francese in fase offensiva è chiaramente un fattore. 

Pressoché contemporaneamente inizia la girandola dei cambi, gli ormai spenti Lautaro e Calha cedono il posto ai volitivi Bonny e Sucic, in seguito troveranno spazio (con tanto di ovazione!) Stones, Stankovic Jr. ed anche il superfluo “accessorio“ incapace di un dribbling o di un cross degno di tal nome. Poco importa. Al 18° Bisseck aveva già arrotondato il punteggio sul 4-1 con incursione e tiro nel sette altrettanto dirompenti. Sarà arduo accantonare lo svettante moro tedesco, se  eviterà qualche sbadataggine difensiva, perché di testa  e palla al piede la sua esplosività è impressionante.

Nel finale, Akanji cerca di riscattarsi andando vicino al quinto goal, ma il suo colpo di testa si stampa sulla traversa. 

Dunque, un'Inter sulla falsariga di quella che ben conosciamo: vincente, prodiga di goal ma con qualche amnesia difensiva che può costar cara contro avversari di maggior caratura. Però con il trio di leoni inglesi da sguinzagliare nelle prossime settimane, siamo tutti curiosi di assistere a qualcosa di nuovo, anche sotto il profilo tattico.

Al rientro dalla partita, ho assistito a Genoa-Napoli; la squadra ligure ha peccato in fase offensiva contro la solita squadra speculativa stile-Allegri. I partenopei sono andati in vantaggio solo al 37° del secondo tempo, con goal di De Bruyne chiaramente viziato da una spinta al difensore. De Rossi e genoani infuriati, ma l'arbitro non ha avuto  esitazioni a convalidare. E poi ammucchiate di cialtroni blaterano di “Marotta League”...Io direi piuttosto “Cassa del Mezzogiorno!”         .